{"id":337,"date":"2026-01-25T19:53:50","date_gmt":"2026-01-25T18:53:50","guid":{"rendered":"https:\/\/dalcentro.org\/?p=337"},"modified":"2026-01-25T19:53:50","modified_gmt":"2026-01-25T18:53:50","slug":"quando-lobiettivo-funziona-solo-se-lo-dimentichi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dalcentro.org\/?p=337","title":{"rendered":"Quando l\u2019obiettivo funziona solo se lo dimentichi"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una partita di tennis e il paradosso dell\u2019attenzione<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stavo giocando a tennis con mio figlio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lui \u00e8 molto pi\u00f9 forte di me, non c\u2019era partita. Eppure avevo un desiderio semplice, quasi innocente: non perdere troppo male. Mi sarebbe bastato fare un gioco. Un 6-1. Anche un 6-2.<br>Un obiettivo piccolo, ragionevole. Ho fatto tutto per bene. Ho focalizzato l\u2019obiettivo. L\u2019ho visualizzato.<br>Mi sono vista fare il punto. Mi sono vista soddisfatta. Probabilmente, insistendo ancora un po\u2019, mi sarei anche vista stringere la coppa.<br>Insomma, ho seguito il protocollo. Passo per passo. Peccato che stessi giocando malissimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ero distratta, rigida, poco presente. Predata da un\u2019ansia strana e sproporzionata: ansia da prestazione, anche se stavo giocando con mio figlio, anche se non c\u2019era nulla da dimostrare.<br>Pi\u00f9 cercavo il risultato, pi\u00f9 il gioco si spegneva. Il corpo teso, la testa altrove. Il piacere sparito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A un certo punto mi sono fermata. Mi sono detta: no, cos\u00ec non funziona. Non mi sto divertendo. E se non mi sto divertendo, qualcosa \u00e8 fuori asse. Allora ho fatto una scelta controintuitiva: ho lasciato cadere l\u2019obiettivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ho dimenticato del tutto. <br>Niente pi\u00f9 6-1, niente pi\u00f9 punti da conquistare, niente pi\u00f9 conti mentali. <br>Ho provato a stare solo l\u00ec. Nel colpo che stavo per fare. Nel movimento del corpo. Nel rimbalzo della palla.<br>Nel qui e ora del gioco. E, quasi senza accorgermene, ho fatto il primo punto. Non perch\u00e9 lo stessi cercando, ma perch\u00e9 ero presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi il secondo. Poi il terzo. Alla fine ho perso 6-3, con grande soddisfazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella partita mi ha chiarito una cosa che spesso viene lasciata fuori dal racconto: l\u2019obiettivo serve per orientare, non per abitare. \u00c8 una direzione sulla mappa. Poi per\u00f2 bisogna alzare lo sguardo, smettere di fissare il cartello e camminare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 se l\u2019obiettivo resta sempre l\u00ec davanti, diventa ingombrante.<br>Ti guarda. Ti giudica. Ti mette fretta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E nel frattempo ti fa perdere l\u2019unico luogo in cui puoi davvero giocare, vivere, creare: il presente.<br>Io, quando ho smesso di cercare il punto, ho ricominciato a giocare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E solo allora il punto \u00e8 arrivato.<br>L\u2019obiettivo indica la direzione. La presenza fa il passo. Tutto il resto \u00e8 rumore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una partita di tennis e il paradosso dell\u2019attenzione Stavo giocando a tennis con mio figlio. Lui \u00e8 molto pi\u00f9 forte di me, non c\u2019era partita. Eppure avevo un desiderio semplice, quasi innocente: non perdere troppo male. Mi sarebbe bastato fare un gioco. Un 6-1. 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